E’ quanto va affermando il segretario del Partito Democratico lamentando la crescente disaffezione verso il suo partito che, pur essendo stato “all’opposizione”, fino all’avvento dei “tecnici”, è accomunato nel giudizio negativo che riguarda i partiti politici presenti in Parlamento giudicati come ladri e tutti uguali. Bersani paventa la possibile combinazione di una miscela esplosiva antipolitica e antiparlamentare e per questo antidemocratica che potrebbe creare le condizioni per un intervento eversivo e autoritario.
Su queste argomentazioni, politiciste, indirizzate, non ai cittadini, ma ai soci di governo dell’ABC (Alfano e Casini, oltre Bersani) per gli atteggiamenti furbeschi assunti nel sostegno al Governo “tecnico” Monti, si è sviluppato un dibattito che ha riguardato anche personaggi di “spessore” come Reichlin e Macaluso, anch’essi, perlomeno formalmente in passato comunisti.
No i partiti non sono tutti uguali, com’è possibile che il Pd, sostengono, possa essere accomunato e associato con quei personaggi e partiti che sono stati l’asse politico che ha governato il Paese che ha fatto vergognoso fallimento, ed ha ridicolizzato con i suoi comportamenti l’Italia in ambito internazionale?
È il partito della destra, sostengono, che ha comprato i deputati necessari alla maggioranza, ha corrotto i giudici, ha dichiarato che pagare le tasse è un furto, ha detto che col tricolore “ci si puliva il culo”. Ha imposto alla maggioranza parlamentare di votare solennemente, nell’aula storica di Montecitorio, che la signorina Ruby era effettivamente la nipote di Mubarak. Hanno insomma portato l’Italia sull’orlo del baratro.
Il Pd è altra cosa. Il Pd, oggi è l’unica forza consistente alternativa alla destra, che può rendere possibile un ricambio democratico. Non capire tutto questo significa fare antipolitica. L’antipolitica diffusa si combatte e si vince con la politica: se prevale la prima vuol dire che la seconda è debole.
Queste argomentazioni potrebbero essere definite miopi e primitive. Esse partono dall’assunto che l’onestà e la correttezza siano elementi caratterizzanti politicamente un partito, sufficienti per far acquisire al Pd quel consenso che invece non ha. Non perché l’onestà e la correttezza politica non siano valori. Perché non si può fondare un partito politico su queste basi. La storia lo dimostra, nessuna forza politica può rivendicarne l’esclusiva.
Quello che ha determinato la differenza sono state le utopie e i progetti politici, anche rappresentati con più o meno coerenza, onestà e correttezza.
L’azione politica del Pd e dei suoi esponenti, negli anni e nelle diverse denominazioni partitiche si è sempre di più caratterizzata, contrariamente da quello che ci sarebbe aspettato da un partito che, nonostante tutto, continua a definirsi di sinistra, nel sostegno dei principi del liberismo e del mercato, dei quali rivendica addirittura la rappresentanza.
La condotta del Pd e dei governi di cui questo partito ha fatto parte, ha risentito pesantemente di questa impostazione, che è però rivendicata anche dallo schieramento contrapposto di centrodestra con il quale il Pd è in competizione non sulla base di un progetto politico alternativo, ma per la presunta maggiore capacità, competenza, onestà e correttezza nel liberalizzare e nel privatizzare.
La competizione con il centrodestra, che a sua volta rivendica la stessa rappresentanza e politica, è su questo.
Quello che il Pd e i suoi dirigenti fingono di non capire è che i cittadini non intravvedono nel Pd un’alternativa al partito e a Berlusconi e al centrodestra, perché entrambi legati al mercato.
Come non considerare legate al liberismo le azioni dei governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni? Prendiamo ad esempio il sistema previdenziale e le pensioni. La controriforma o destrutturazione, tesa a legare alle logiche di bilancio e non ai bisogni dei cittadini lo stato sociale, è stata inaugurata da un altro governo di “tecnici” presieduto da Dini, proveniente dal centrodestra, cui poi è tornato, e sostenuto anche dai Democratici di sinistra. Nei governi susseguitisi, l’operazione è andata avanti, sostenuta alternativamente dai due “schieramenti” a seconda della loro collocazione, o al governo o all’opposizione, per arrivare in ultimo al voto palesemente comune di cui è stato gratificato il nuovo “tecnico” Monti.
La precarizzazione del lavoro, non è forse sostanzialmente cominciata con la legge n.196 del 1997, dell’allora Ministro del Lavoro di centrosinistra, Treu e proseguita poi con la legge del centrodestra denominata Biagi n.30 del 2003?
Le politiche di azzeramento dei diritti sindacali e di contenimento dei salari, oltre che delle pensioni, per renderli compatibili con il mercato, non sono state perseguite indifferentemente da entrambi gli schieramenti? Non è a causa di queste politiche che si è determinato un crescente impoverimento dei redditi fissi a favore degli altri redditi? Senza creare, per aggiunta, in barba alle chiacchiere e della demagogia, alcun nuovo posto di lavoro ma incrementando solamente i profitti?
Se in Italia i lavoratori dipendenti hanno i redditi più bassi di quelli dei lavoratori degli altri paesi Ue è un fatto casuale? Se il reddito si concentra sempre di più nelle mani di pochi, a chi è da attribuirne la responsabilità? Se dal 2020 le pensioni italiane saranno le più basse d’Europa di chi è la responsabilità? Se il carico fiscale in Italia grava soprattutto sui redditi fissi ed è il più alto nel continente di chi è la responsabilità? Se sul piano fiscale il dipendente guadagna più dell’imprenditore, da cui dipende, di chi è il merito?
I vari interventi militari, naturalmente a difesa della pace e della democrazia, che si sono susseguiti negli anni, Jugoslavia, Iraq, Afganistan e Libia, non sono forse stati portati indifferentemente avanti dai governi dei due schieramenti? Non è stato proprio il Pd a determinare, con la sua posizione apertamente interventista, l’intervento italiano in Libia?
L’informazione, il sapere, la salute, l’energia e l’acqua, i trasporti, ecc. non rispondono sempre più a logiche di mercato e di profitto a danno della qualità e del sociale? Chi ha determinato ciò? Forse il Pd vuole cambiare questo stato di cose?
L’attuale situazione economico-politica è il prodotto di una sorta di staffetta politico-governativa fra centrodestra e centrosinistra alternatisi nel governare e ora arrivati dopo venti anni di contrapposizioni di facciata e di teatrini, a sostenere apertamente con il voto lo stesso governo e le stesse politiche che stanno determinando una macelleria sociale senza precedenti.
I cittadini hanno capito che il loro parere non conta e non è richiesto nemmeno. Nessun partito ha mai richiesto un mandato elettorale per tagliare le pensioni o produrre leggi di precarizzazione del lavoro o strozzare i redditi fissi con un carico fiscale insopportabile. Neanche dei molteplici pronunciamenti referendari dei cittadini i politici, di entrambi gli schieramenti, hanno tenuto o stanno tenendo conto: sul nucleare (due referendum), sul finanziamento dei partiti, sui ministeri dell’agricoltura e della sanità, ecc. Se questa è la democrazia …..
Perché mai i cittadini, i lavoratori, i pensionati, i precari e i disoccupati dovrebbero dare il proprio consenso a un partito che si dice di sinistra e poi è totalmente schierato su posizioni politiche legate al liberismo, al mercato, alle privatizzazioni e alle compatibilità capitaliste o tipicamente di destra come avvenuto anche con le “riforme” elettorali ispirate al sistema maggioritario?
I dirigenti del Pd ritengono che il loro punto di vista rappresenti la Politica, sia oggettivo ed indiscutibile, mentre quello di chi non concorda con loro sia dettato, a seconda dei casi e della convenienza, o da atteggiamenti pregiudiziali e ideologici o dall’antipolitica.
E’, invece, il confronto tra progetti alternativi credibili che può sconfiggere possibili tentazioni populiste (Berlusconi) o apertamente autoritarie.
L’opinione pubblica non vede nel Pd e nei suoi dirigenti una alternativa al centrodestra, perché con la loro condotta essi portano tutta la responsabilità storica e politica per aver contribuito a cancellare quello che di buono c’era, e non era poco, nella sinistra della cosiddetta prima Repubblica, altro che antipolitica.
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lunedì 16 aprile 2012
lunedì 5 dicembre 2011
E’ in gioco la salvezza dell’Italia
Di quale Italia stanno parlando? Dell’Italia dei disoccupati? Di quella dei precari? Di quella dei lavoratori che percepiscono salari di fame e cui sono tolti tutti i diritti? Oppure di quella dei pensionati cui è promessa una misera pensione solo a 67 – 70 anni? Oppure di quella di tutti i redditi fissi che a fronte di un carico fiscale insostenibile e crescente, corrisponderà l’assenza pressoché totale di servizi da parte dello Stato e degli enti locali?
L’allungamento dell’età per l’accesso alle pensioni di anzianità e di vecchiaia, l’addizionale dell’irpef per le regioni, la reintroduzione dell’ici e il previsto aumento dell’iva del 2%, produrranno un altro colpo per le condizioni di vita dei disoccupati e dei redditi fissi e sposteranno ulteriormente la ricchezza a favore di chi ricco già lo è.
Siamo costretti a pagare attraverso quelle che fraudolentemente chiamano “riforme” e che invece sono tagli a senso unico e interessi degli speculatori che incamerano con i bot interessi spropositati, facendo tracollare il debito pubblico. Per costoro ci sono lauti guadagni mentre per tutti gli altri cittadini fame e miseria.
L’iniquità dell’ennesima manovra che colpisce a senso unico è resa ancora più evidente dall’assenza, in essa, di qualsiasi accenno di tassazione sui grandi patrimoni; dal mancato incremento dell’irpef sui redditi elevati, dal mantenimento di trattamenti pensionistici di decine o addirittura centinaia di migliaia di euro il mese nello stesso tempo è tolta l’indicizzazione delle pensioni superiori a … 936 euro mensili, ecc.
Non è l’Italia dei lavoratori e dei pensionati quella che vogliono salvare, ma l’Italia dei privilegiati, dei ricchi e dei padroni. Che tipo di salvezza si prospetta per chi vive di misere pensioni, di un lavoro incerto e precario o è disoccupato. Che cosa hanno a che spartire essi con i destini di chi, oggi, impone lacrime e sangue.
Sarà poi questa l’ultima manovra taglieggiatrice?
Il Governo “tecnico”, paravento di centrodestra e centro”sinistra” è stato appositamente nominato per prendere quelle che sono state definite misure impopolari per consentire a questi partiti di non sporcarsi. Non ha deluso il “tecnico Monti” le attese del padronato e della Confindustria e di tutti i partiti di centrodestra e centro”sinistra” che, schierati tutti su posizioni liberiste e di mercato, sono tutti indaffarati (partito democratico compreso) a spiegarne l’ineluttabilità e l’impossibilità di misure di segno radicalmente diverso.
Il sostegno di questi partiti, alle misure varate dal Governo, avvenuto sostanzialmente con distinguo e riserve per non precludersi possibili vili vie di fuga per poterne prendere le distanze in caso di malaparata, sarà direttamente proporzionale alla risposta che verrà dai lavoratori e da tutti quelli che sono colpiti dalla manovra.
Se ci sarà una forte risposta di massa e di protesta, non esiteranno a far cadere il Governo “tecnico” per scaricare poi su di esso i possibili malumori delle piazze. Se questo non sarà, tanto meglio, allora daranno il loro esplicito voto e faranno diventare legge la manovra.
Davanti a questo quadro in Parlamento se si esclude una minima minoranza rappresentata dal partito di Di Pietro e dalla Lega (delle cui “innovative” posizioni è evidente la strumentalità), non trova voce e rappresentanza chi è colpito e chi si oppone a questa politica persecutoria e di classe del padronato e dei partiti che esplicitamente sosterranno con il voto le misure antipopolari.
Sarà finalmente chiaro e in maniera definitiva, da che parte sta il Partito Democratico e quali interessi difende e rappresenta e quanto la politica del Pd coincida con gli interessi delle banche e dei padroni. Cadranno tutte le maschere.
Il sindacato finora balbetta. Davanti a quest’ennesimo frontale attacco alle condizioni di vita dei discriminati non hanno ancora preso una posizione chiara e alternativa. Non è stata ancora decisa alcuna forma di protesta se si esclude lo sciopero di protesta … di ben due ore previsto per il 12 dicembre p.v. di Cisl e Uil da una parte e quello di quattro ore della Cgil dall’altra, iniziative veramente inadeguate alla circostanza che annullano, per il momento, l’ipotesi di una risposta adeguata e più forte. Cosa ci si può aspettare, d’altra parte, da chi ha sostenuto da sempre le politiche di compatibilità e di concertazione, da chi ha permesso al padronato in questi anni di demolire ogni tutela dei salari, di azzerare il collocamento, di licenziare anche senza giusta causa, di cancellare i diritti e lo Statuto dei lavoratori, o i contratti nazionali di lavoro, ecc.
Davanti alla manovra occorre una risposta di lotta forte e adeguata da parte di chi è colpito da questa politica di classe che la sottintende.
Occorre prendere tutte le iniziative di lotta possibili, compreso un referendum per l’abolizione degli strumenti legislativi che saranno presi per legittimare l’operazione.
Occorre schierarsi, protestare, ribellarsi a chi ci toglie il futuro per arricchirsi ancora di più. Occorre far sentire in ogni modo possibile la nostra voce, rabbia e determinazione e contrastare fino in fondo le misure, nei posti di lavoro, nelle piazze, nelle sedi di tutti i partiti e sindacati e in tutti gli spazi possibili, attraverso il web, la stampa ecc. Tutto è nelle nostre mani. Compresa la nostra sconfitta.
Occorre perciò avere consapevolezza dell’impronta sociale di classe di quanto avviene. Occorre prendere coscienza che la risposta deve essere di classe, della classe degli oppressi organizzandoci per ricostituire il sindacato di classe dei lavoratori e degli oppressi che condividono la stessa sorte e le stesse condizioni di vita, per imporre la cancellazione di quanto deciso, produrre un’inversione di rotta e mettere al centro le condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati e non gli affari, i profitti e gli interessi di speculatori e padroni.
L’allungamento dell’età per l’accesso alle pensioni di anzianità e di vecchiaia, l’addizionale dell’irpef per le regioni, la reintroduzione dell’ici e il previsto aumento dell’iva del 2%, produrranno un altro colpo per le condizioni di vita dei disoccupati e dei redditi fissi e sposteranno ulteriormente la ricchezza a favore di chi ricco già lo è.
Siamo costretti a pagare attraverso quelle che fraudolentemente chiamano “riforme” e che invece sono tagli a senso unico e interessi degli speculatori che incamerano con i bot interessi spropositati, facendo tracollare il debito pubblico. Per costoro ci sono lauti guadagni mentre per tutti gli altri cittadini fame e miseria.
L’iniquità dell’ennesima manovra che colpisce a senso unico è resa ancora più evidente dall’assenza, in essa, di qualsiasi accenno di tassazione sui grandi patrimoni; dal mancato incremento dell’irpef sui redditi elevati, dal mantenimento di trattamenti pensionistici di decine o addirittura centinaia di migliaia di euro il mese nello stesso tempo è tolta l’indicizzazione delle pensioni superiori a … 936 euro mensili, ecc.
Non è l’Italia dei lavoratori e dei pensionati quella che vogliono salvare, ma l’Italia dei privilegiati, dei ricchi e dei padroni. Che tipo di salvezza si prospetta per chi vive di misere pensioni, di un lavoro incerto e precario o è disoccupato. Che cosa hanno a che spartire essi con i destini di chi, oggi, impone lacrime e sangue.
Sarà poi questa l’ultima manovra taglieggiatrice?
Il Governo “tecnico”, paravento di centrodestra e centro”sinistra” è stato appositamente nominato per prendere quelle che sono state definite misure impopolari per consentire a questi partiti di non sporcarsi. Non ha deluso il “tecnico Monti” le attese del padronato e della Confindustria e di tutti i partiti di centrodestra e centro”sinistra” che, schierati tutti su posizioni liberiste e di mercato, sono tutti indaffarati (partito democratico compreso) a spiegarne l’ineluttabilità e l’impossibilità di misure di segno radicalmente diverso.
Il sostegno di questi partiti, alle misure varate dal Governo, avvenuto sostanzialmente con distinguo e riserve per non precludersi possibili vili vie di fuga per poterne prendere le distanze in caso di malaparata, sarà direttamente proporzionale alla risposta che verrà dai lavoratori e da tutti quelli che sono colpiti dalla manovra.
Se ci sarà una forte risposta di massa e di protesta, non esiteranno a far cadere il Governo “tecnico” per scaricare poi su di esso i possibili malumori delle piazze. Se questo non sarà, tanto meglio, allora daranno il loro esplicito voto e faranno diventare legge la manovra.
Davanti a questo quadro in Parlamento se si esclude una minima minoranza rappresentata dal partito di Di Pietro e dalla Lega (delle cui “innovative” posizioni è evidente la strumentalità), non trova voce e rappresentanza chi è colpito e chi si oppone a questa politica persecutoria e di classe del padronato e dei partiti che esplicitamente sosterranno con il voto le misure antipopolari.
Sarà finalmente chiaro e in maniera definitiva, da che parte sta il Partito Democratico e quali interessi difende e rappresenta e quanto la politica del Pd coincida con gli interessi delle banche e dei padroni. Cadranno tutte le maschere.
Il sindacato finora balbetta. Davanti a quest’ennesimo frontale attacco alle condizioni di vita dei discriminati non hanno ancora preso una posizione chiara e alternativa. Non è stata ancora decisa alcuna forma di protesta se si esclude lo sciopero di protesta … di ben due ore previsto per il 12 dicembre p.v. di Cisl e Uil da una parte e quello di quattro ore della Cgil dall’altra, iniziative veramente inadeguate alla circostanza che annullano, per il momento, l’ipotesi di una risposta adeguata e più forte. Cosa ci si può aspettare, d’altra parte, da chi ha sostenuto da sempre le politiche di compatibilità e di concertazione, da chi ha permesso al padronato in questi anni di demolire ogni tutela dei salari, di azzerare il collocamento, di licenziare anche senza giusta causa, di cancellare i diritti e lo Statuto dei lavoratori, o i contratti nazionali di lavoro, ecc.
Davanti alla manovra occorre una risposta di lotta forte e adeguata da parte di chi è colpito da questa politica di classe che la sottintende.
Occorre prendere tutte le iniziative di lotta possibili, compreso un referendum per l’abolizione degli strumenti legislativi che saranno presi per legittimare l’operazione.
Occorre schierarsi, protestare, ribellarsi a chi ci toglie il futuro per arricchirsi ancora di più. Occorre far sentire in ogni modo possibile la nostra voce, rabbia e determinazione e contrastare fino in fondo le misure, nei posti di lavoro, nelle piazze, nelle sedi di tutti i partiti e sindacati e in tutti gli spazi possibili, attraverso il web, la stampa ecc. Tutto è nelle nostre mani. Compresa la nostra sconfitta.
Occorre perciò avere consapevolezza dell’impronta sociale di classe di quanto avviene. Occorre prendere coscienza che la risposta deve essere di classe, della classe degli oppressi organizzandoci per ricostituire il sindacato di classe dei lavoratori e degli oppressi che condividono la stessa sorte e le stesse condizioni di vita, per imporre la cancellazione di quanto deciso, produrre un’inversione di rotta e mettere al centro le condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati e non gli affari, i profitti e gli interessi di speculatori e padroni.
mercoledì 16 novembre 2011
L’Italia è una repubblica di politici, “tecnici”, imprenditori, banchieri e dottori-professori
A scorrere l’elenco dei “tecnici” nominati ministri nel neonato governo Monti si certifica l’assenza, come d’altra parte avviene da troppo tempo anche negli esecutivi di nomina politica, di qualsiasi seppur minima o simbolica rappresentanza dei cittadini che non appartengano alle categorie di cui sopra.
In barba ai “sacri” principi di parità e uguaglianza enunciati dalla Costituzione, oggi più che mai inapplicati, i lavoratori, i disoccupati, i pensionati e i precari sono sistematicamente esclusi da quella cerchia di persone privilegiate che prendono le decisioni. Decisioni che sono assunte da politici e “tecnici” che non fanno parte del popolo, perché non ne condividono le condizioni economiche ma sulla cui pelle pretendono di decidere.
Il politico, l’industriale, il banchiere e il professionista (i ricchi) non hanno bisogno di uno stato sociale, di servizi, scuole, ospedali, ecc. funzionanti, efficienti ed efficaci. Per costoro i servizi sono solo sprechi. Essi godono di condizioni economiche enormemente superiori a quelli di tutti gli altri cittadini e di privilegi inaccettabili. Non hanno il sostituto d’imposta, pagano il fisco (quando per gentile concessione lo fanno), non su quello che percepiscono, ma su ciò che dichiarano e a consuntivo; scaricano dal proprio reddito tutto e il contrario di tutto; usufruiscono d’incentivi, finanziamenti, privatizzazioni, sgravi e scudi fiscali, sconti, bonus, condoni, ecc., ecc., ecc.. Ora potranno acquistare beni pubblici, immobili e fondi agricoli che loro stessi gestiscono a prezzi di saldo.
Tutto questo si verifica per un solo motivo: sono loro che fanno le leggi. Loro è la classe privilegiata e dominante.
Come spiegare diversamente la sistematica esclusione dal Governo proprio di quei cittadini che sono declassati a spettatori passivi delle scelte delle elite: il lavoro, la pensione e l’età di pensione, le tasse dirette e indirette, i servizi, istruzione, sanità, ecc.? Non sarebbe opportuno che fosse proprio una rappresentanza diretta di quelli che pagano e usufruiscono dei servizi pubblici, perché non sono in grado di pagarsene di privati, a decidere su tutto ciò che li riguarda?
Il governo dei “tecnici” e dei competenti non serve per migliorare ma per rendere “compatibili” con le convenienze dei privilegiati sia le entrate sia le uscite dello Stato. Poco importa se peggioreranno le condizioni di vita del popolo, se i giovani non troveranno lavoro o saranno precari a vita.
La realtà è quella che vede l’ennesimo riproporsi di un governo iperliberista, sotto la maschera di governo superpartes, ma che è espressione diretta dei poteri forti, delle lobby, di quel mondo che ci ha portato nella crisi attuale. Un governo, legato alle banche, alle imprese, al Vaticano, alle università private, ai privilegiati e ai ricchi, che è il contrario di quello che servirebbe ai discriminati. Un governo ipocritamente definito "tecnico", di cui nessun partito politico che siede in Parlamento vuole condividere le responsabilità di decisioni "impopolari", ma che tutti ritengono necessarie per evitare il default del Paese. Perché tutte le forze politiche condividono, senza avere il coraggio di dirlo, l'amara medicina della Bce che è da loro ritenuta una buona ed efficace terapia. Non sarà certo la tiepida patrimoniale che forse si farà o forse no a conferire alla manovra un timbro di equità.
La manovra che Monti varerà colpirà, infatti, con inaudita durezza innanzitutto i ceti popolari, l'impalcatura del welfare, il lavoro. Si capisce perché il Pd, completamente immerso nell'ideologia liberista e pienamente solidale sulla linea dettata dalla Bce, non voglia assumersi la responsabilità delle misure impopolari che saranno decise dal governo Monti. E' meglio, anzi necessario, condividerle con la destra, per fare in modo che la prevedibile reazione sociale non si ne individui la responsabilità esclusivamente su chi in questi anni è stato “all'opposizione”. Magari il Pd può cogliere l'occasione del Governo "tecnico" per sperimentare, nell’inarrestabile percorso di spostamento a destra, “nuove” alleanze politiche perfino con Berlusconi e il suo partito, o addirittura con gli ex fascisti.
In barba ai “sacri” principi di parità e uguaglianza enunciati dalla Costituzione, oggi più che mai inapplicati, i lavoratori, i disoccupati, i pensionati e i precari sono sistematicamente esclusi da quella cerchia di persone privilegiate che prendono le decisioni. Decisioni che sono assunte da politici e “tecnici” che non fanno parte del popolo, perché non ne condividono le condizioni economiche ma sulla cui pelle pretendono di decidere.
Il politico, l’industriale, il banchiere e il professionista (i ricchi) non hanno bisogno di uno stato sociale, di servizi, scuole, ospedali, ecc. funzionanti, efficienti ed efficaci. Per costoro i servizi sono solo sprechi. Essi godono di condizioni economiche enormemente superiori a quelli di tutti gli altri cittadini e di privilegi inaccettabili. Non hanno il sostituto d’imposta, pagano il fisco (quando per gentile concessione lo fanno), non su quello che percepiscono, ma su ciò che dichiarano e a consuntivo; scaricano dal proprio reddito tutto e il contrario di tutto; usufruiscono d’incentivi, finanziamenti, privatizzazioni, sgravi e scudi fiscali, sconti, bonus, condoni, ecc., ecc., ecc.. Ora potranno acquistare beni pubblici, immobili e fondi agricoli che loro stessi gestiscono a prezzi di saldo.
Tutto questo si verifica per un solo motivo: sono loro che fanno le leggi. Loro è la classe privilegiata e dominante.
Come spiegare diversamente la sistematica esclusione dal Governo proprio di quei cittadini che sono declassati a spettatori passivi delle scelte delle elite: il lavoro, la pensione e l’età di pensione, le tasse dirette e indirette, i servizi, istruzione, sanità, ecc.? Non sarebbe opportuno che fosse proprio una rappresentanza diretta di quelli che pagano e usufruiscono dei servizi pubblici, perché non sono in grado di pagarsene di privati, a decidere su tutto ciò che li riguarda?
Il governo dei “tecnici” e dei competenti non serve per migliorare ma per rendere “compatibili” con le convenienze dei privilegiati sia le entrate sia le uscite dello Stato. Poco importa se peggioreranno le condizioni di vita del popolo, se i giovani non troveranno lavoro o saranno precari a vita.
La realtà è quella che vede l’ennesimo riproporsi di un governo iperliberista, sotto la maschera di governo superpartes, ma che è espressione diretta dei poteri forti, delle lobby, di quel mondo che ci ha portato nella crisi attuale. Un governo, legato alle banche, alle imprese, al Vaticano, alle università private, ai privilegiati e ai ricchi, che è il contrario di quello che servirebbe ai discriminati. Un governo ipocritamente definito "tecnico", di cui nessun partito politico che siede in Parlamento vuole condividere le responsabilità di decisioni "impopolari", ma che tutti ritengono necessarie per evitare il default del Paese. Perché tutte le forze politiche condividono, senza avere il coraggio di dirlo, l'amara medicina della Bce che è da loro ritenuta una buona ed efficace terapia. Non sarà certo la tiepida patrimoniale che forse si farà o forse no a conferire alla manovra un timbro di equità.
La manovra che Monti varerà colpirà, infatti, con inaudita durezza innanzitutto i ceti popolari, l'impalcatura del welfare, il lavoro. Si capisce perché il Pd, completamente immerso nell'ideologia liberista e pienamente solidale sulla linea dettata dalla Bce, non voglia assumersi la responsabilità delle misure impopolari che saranno decise dal governo Monti. E' meglio, anzi necessario, condividerle con la destra, per fare in modo che la prevedibile reazione sociale non si ne individui la responsabilità esclusivamente su chi in questi anni è stato “all'opposizione”. Magari il Pd può cogliere l'occasione del Governo "tecnico" per sperimentare, nell’inarrestabile percorso di spostamento a destra, “nuove” alleanze politiche perfino con Berlusconi e il suo partito, o addirittura con gli ex fascisti.
sabato 12 novembre 2011
La “coerente responsabilità" del Partito democratico.
1) Il 14 ottobre il Governo Berlusconi ha ottenuto per la cinquantunesima volta la fiducia del Parlamento mentre “l’opposizione” di centro”sinistra” ha disertato la votazione e non si è opposta.
2) L’otto novembre il Governo sul rendiconto generale dello Stato ha ottenuto 308 voti perdendo la maggioranza alla Camera dei deputati. Il centro”sinistra”, pur presente in aula non ha votato, permettendo così l’approvazione del provvedimento.
3) L’11 novembre il senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge di Stabilità (finanziaria). Il centro”sinistra”, con l’esclusione dell’Italia dei valori di Di Pietro che ha votato contro, non ha partecipato al voto.
4) Oggi 12 novembre si è ripetuto alla Camera, dove il centrodestra non ha la maggioranza, lo stesso scenario. Il disegno di legge di Stabilità, voluto dall’Unione europea, che produce un vero e proprio massacro sociale, è passato anche in questo caso solo grazie alla decisione di non partecipare al voto “dell’opposizione” come se la cosa non la riguardasse, con i voti minoritari del centrodestra, del terzo polo. I soli voti contrari (26) sono stati quelli dell’Italia dei Valori.
Che opposizione è mai questa? Il suo comportamento lungi dal proporre ricette alternative e dal creare ostacoli alla politica discriminatoria del Governo, ne facilita l’approvazione. Ogni volta il pretesto è diverso. Quello che conta, però, è la sostanza. Nonostante l’incomunicabilità di facciata e le liti di circostanza con Berlusconi, il centro”sinistra” facilita la sua opera di macelleria sociale e ne diventa complice.
Con la caduta del Governo, causata non dall’azione dell’opposizione parlamentare o dalla spinta delle lotte di piazza, che gli oppositori di circostanza si sono guardati bene dal promuovere, ma per un’implosione interna allo stesso popolo delle libertà (delle libertà di Berlusconi e dei padroni), si apre uno scenario che, per “l’opposizione” è in naturale continuità. Quella cioè di sostenere la necessità, non un pronunciamento popolare del popolo caprone ( sarebbe pericoloso), di quel popolo che è costretto come sempre a pagare, ma della formazione di un Governo “tecnico” a guida dell’esperto economista Mario Monti (nominato negli scorsi anni commissario europeo da Berlusconi e confermato, tanto per cambiare, dal governo di centro”sinistra” presieduto da D’alema, in coerente continuità).
E’ chiaro a tutti che il governo "tecnico" è solo una formula letteraria, intrinsecamente truffaldina, tesa a far credere una neutrale oggettività delle misure che si vogliono adottare, come se la Bce fosse un prodotto dell'Accademia delle scienze e le sue ricette equiparabili a un postulato della fisica. In realtà, non esistono, non sono mai esistiti e non esisteranno mai governi tecnici. Tutti i governi sono politici. Più di tutti quelli che dissimulano i propri intendimenti attraverso il travestimento tecnocratico. E’ quello che i lavoratori hanno imparato dal “tecnico” Dini che, proveniente dal centrodestra (in cui oggi è tornato), presiedette il primo governo “tecnico” con i voti del centro”sinistra”. Governo che inaugurò l’iter di azzeramento del sistema previdenziale pubblico e delle pensioni di anzianità, portato avanti poi indifferentemente dai vari governi Prodi e Berlusconi in perfetta continuità fra loro.
Il comportamento tenuto dal centro”sinistra” e dal Partito Democratico che permette, se all’opposizione, o decreta in prima persona pesanti attacchi alle condizioni di vita dei discriminati, se al governo, da troppo tempo certifica, se ce ne fosse ancora bisogno, la sua rinuncia a svolgere il compito di rappresentanza e di difesa degli oppressi e dei loro bisogni e chiarisce la sua collocazione sociale e politica nel campo del mercato e delle compatibilità capitaliste. Come da tempo anche il Partito Democratico esplicitamente va teorizzando e rivendicando.
2) L’otto novembre il Governo sul rendiconto generale dello Stato ha ottenuto 308 voti perdendo la maggioranza alla Camera dei deputati. Il centro”sinistra”, pur presente in aula non ha votato, permettendo così l’approvazione del provvedimento.
3) L’11 novembre il senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge di Stabilità (finanziaria). Il centro”sinistra”, con l’esclusione dell’Italia dei valori di Di Pietro che ha votato contro, non ha partecipato al voto.
4) Oggi 12 novembre si è ripetuto alla Camera, dove il centrodestra non ha la maggioranza, lo stesso scenario. Il disegno di legge di Stabilità, voluto dall’Unione europea, che produce un vero e proprio massacro sociale, è passato anche in questo caso solo grazie alla decisione di non partecipare al voto “dell’opposizione” come se la cosa non la riguardasse, con i voti minoritari del centrodestra, del terzo polo. I soli voti contrari (26) sono stati quelli dell’Italia dei Valori.
Che opposizione è mai questa? Il suo comportamento lungi dal proporre ricette alternative e dal creare ostacoli alla politica discriminatoria del Governo, ne facilita l’approvazione. Ogni volta il pretesto è diverso. Quello che conta, però, è la sostanza. Nonostante l’incomunicabilità di facciata e le liti di circostanza con Berlusconi, il centro”sinistra” facilita la sua opera di macelleria sociale e ne diventa complice.
Con la caduta del Governo, causata non dall’azione dell’opposizione parlamentare o dalla spinta delle lotte di piazza, che gli oppositori di circostanza si sono guardati bene dal promuovere, ma per un’implosione interna allo stesso popolo delle libertà (delle libertà di Berlusconi e dei padroni), si apre uno scenario che, per “l’opposizione” è in naturale continuità. Quella cioè di sostenere la necessità, non un pronunciamento popolare del popolo caprone ( sarebbe pericoloso), di quel popolo che è costretto come sempre a pagare, ma della formazione di un Governo “tecnico” a guida dell’esperto economista Mario Monti (nominato negli scorsi anni commissario europeo da Berlusconi e confermato, tanto per cambiare, dal governo di centro”sinistra” presieduto da D’alema, in coerente continuità).
E’ chiaro a tutti che il governo "tecnico" è solo una formula letteraria, intrinsecamente truffaldina, tesa a far credere una neutrale oggettività delle misure che si vogliono adottare, come se la Bce fosse un prodotto dell'Accademia delle scienze e le sue ricette equiparabili a un postulato della fisica. In realtà, non esistono, non sono mai esistiti e non esisteranno mai governi tecnici. Tutti i governi sono politici. Più di tutti quelli che dissimulano i propri intendimenti attraverso il travestimento tecnocratico. E’ quello che i lavoratori hanno imparato dal “tecnico” Dini che, proveniente dal centrodestra (in cui oggi è tornato), presiedette il primo governo “tecnico” con i voti del centro”sinistra”. Governo che inaugurò l’iter di azzeramento del sistema previdenziale pubblico e delle pensioni di anzianità, portato avanti poi indifferentemente dai vari governi Prodi e Berlusconi in perfetta continuità fra loro.
Il comportamento tenuto dal centro”sinistra” e dal Partito Democratico che permette, se all’opposizione, o decreta in prima persona pesanti attacchi alle condizioni di vita dei discriminati, se al governo, da troppo tempo certifica, se ce ne fosse ancora bisogno, la sua rinuncia a svolgere il compito di rappresentanza e di difesa degli oppressi e dei loro bisogni e chiarisce la sua collocazione sociale e politica nel campo del mercato e delle compatibilità capitaliste. Come da tempo anche il Partito Democratico esplicitamente va teorizzando e rivendicando.
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